G20 e COP26: riuscirà l’Italia nel 2021 a guidare le altre nazioni nella lotta al cambiamento climatico?

Articolo pubblicato su “BioEcoGeo Magazine” – 05.01.2021

Nessuna nazione è in linea con gli obbiettivi di contenimento delle emissioni di gas climalteranti fissati dall’Accordo di Parigi e per l’Italia, che da inizio dicembre ha assunto la guida del G20, il 2021 sarà un anno determinante dal punto di vista geopolitico e nella lotta al cambiamento climatico.

A cinque anni esatti dallo storico Accordo di Parigi, quello che impegna i Paesi firmatari ad avviare politiche di contrasto al cambiamento climatico e arrestare l’aumento della temperatura media globale a + 1.5°C, l’Europa ha rilanciato il suo impegno a ridurre le emissioni di gas climalteranti del 55% entro il 2030.

Un impegno importante, non semplice da realizzare, ma che assume una maggiore rilevanza alla luce della recente notizia che il mese di novembre 2020 è stato il più caldo nella storia a livello mondiale. È quanto emerge dal periodico bollettino climatico pubblicato nei giorni scorsi dal Copernicus Climate Change Service dell’Unione europea.

Qualche settimana fa è uscito anche un interessante report che, per molti aspetti, va tristemente “a braccetto” col bollettino europeo; si tratta del rapporto redatto dal Germanwatch, Can e NewClimate Institute che analizza le performance climatiche dei vari Paesi. Da questo documento si evince che anche quest’anno nessuna nazione è in linea con gli obbiettivi di contenimento delle emissioni di gas climalteranti fissati dall’Accordo di Parigi. In parole semplici: ad oggi nessuna nazione ha raggiunto risultati sufficienti per contrastare efficacemente il cambiamento climatico. La classifica vede la Svezia in testa ma comunque al quarto posto, proprio perché nessun Paese registra performance tali da salire sul podio, e come l’anno scorso gli Stati Uniti occupano l’ultimo posto della classifica e pagano le politiche negazioniste del presidente uscente Donald Trump. Ci sono molte aspettative sulla nuova amministrazione Biden e la posizione degli USA nella classifica del prossimo anno sarà un importante indicatore per capire se gli annunci fatti del nuovo presidente eletto, relativi al rientro degli Stati Uniti nell’Accordo di Parigi, si saranno trasformati in azioni concrete per arrestare il global warming.

E l’Italia? Anche il nostro Paese non si piazza bene: quest’anno siamo ventisettesimi, una posizione più in basso rispetto al 2019. Segno che anche l’Italia sta facendo troppo poco per onorare gli obbiettivi dell’Accordo di Parigi. Ma sul nostro Paese grava un’ulteriore responsabilità che a ben vedere potrebbe trasformarsi in una grande opportunità di riscatto. Da inizio dicembre l’Italia ha assunto la guida del G20 e, come scrive giustamente il giornalista Emanuale Bompan sulla rivista dell’Agenzia Italiana per lo Cooperazione allo Sviluppo “Oltremare”, per l’Italia è un momento unico per ristabilire la sua posizione nello scacchiere internazionale dei Grandi e per ribadire la volontà di essere uno dei paesi leader nella transizione circolare e nella decarbonizzazione. Occasione che si fa ancora più forte considerando che l’Italia guiderà insieme al Regno Unito la prossima COP26 – la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima – in programma per novembre 2021 a Glasgow.

Il Governo Italiano si trova davanti un anno determinante dal punto di vista geopolitico e nella sfida al contrasto del cambiamento climatico. Se questi appuntamenti internazionali si concluderanno con successo è plausibile ritenere che l’Italia otterrà molti benefici dal ruolo di primo piano ricoperto in Europa e nel mondo. Potrebbe risalire la classifica del Germanwatch, Can e NewClimate Institute e soprattutto dettare l’agenda di priorità per guidare gli altri Paesi verso una reale svolta verde e un efficace contrasto al cambiamento climatico.

La partita è aperta, ma le problematiche di stabilità del Governo possono essere un grosso ostacolo poiché c’è il serio rischio che le dinamiche interne alla maggioranza, aggiunte all’emergenza sanitaria, continueranno ad essere prioritarie e quindi le opportunità presentate dal G20 e dalla COP26 rischiano di non essere colte con la dovuta importanza.

Andrea Merusi


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