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Sabati della Sostenibilità: aperitivi di divulgazione scientifica organizzati dall’associazione “il Taccuino di Darwin”

Il prossimo dicembre si terrà in Polonia l’annuale Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la COP 24 di Katowice.

Per arrivare informati e preparati a questo importante appuntamento abbiamo organizzato con l’associazione il Taccuino di Darwin, tre aperitivi scientifici in compagnia di altrettanti esperti e ricercatori. Sarà l’occasione per conoscere le cause e gli effetti del cambiamento climatico, per riflettere sul fenomeno delle eco-migrazioni, per interrogarsi sul concetto di sviluppo sostenibile e sul piano d’azione previsto dall’Agenda 2030. Questi sono alcuni degli argomenti che verranno affrontanti nella rassegna “Sabati della Sostenibilità” che si terrà per tre sabati consecutivi, presso il Circolo Giovane Italia (via Kennedy, 6 – Parma), dal 10 al 24 novembre.

La rassegna, tutta al femminile, prevede:

Sabato 10 novembre l’incontro dal titolo “Rischi naturali ed un clima che cambia” con la Dott.ssa Tiziana Paccagnella, direttrice del Servizio Hydro Meteo Clima di ARPAE.

Sabato 17 novembre si cercherà di “Comprendere il fenomeno delle migrazioni e i suoi effetti nella società in cui viviamo” con la Dott.ssa Chiara Marchetti che è docente di Sociologia delle Relazioni Interculturali dell’Università di Milano.

Sabato 24 novembre si concluderà il primo ciclo di aperitivi scientifici con l’incontro “Cambiamenti climatici: prendere coscienza del presente per riscrivere il futuro”. Ospite e relatrice dell’incontro sarà la Dott.ssa Elisa Palazzi ricercatrice presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISAC) di Torino.

Tutti gli incontri inizieranno alle ore 18, saranno ad ingresso gratuito e aperti al pubblico fino ad esaurimento posti. Si consiglia la prenotazione scrivendo a iltaccuinodidarwin@libero.it oppure via whatsapp al 3381642471. Per info e approfondimenti: www.iltaccuinodidarwin.com

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Benfatto. Innovare e crescere con la sostenibilità. Intervista all’autore Alessio Alberini

Articolo Pubblicato su “Festival IT.A.CA’ e il Taccuino di Darwin” – 23.10.2018

All’interno della tappa parmense del festival IT.A.CA’ è stato presentato il libro di Alessio Alberini dal titolo “Benfatto. Innovare e crescere con la sostenibilità”. L’incontro, che si è tenuto presso la libreria Diari di Bordo, è stato partecipato e caratterizzato da un interessante dibattito tra l’autore e il pubblico. Al fine di continuare la riflessione sui temi della circular economy, del greenmarketing e della sostenibilità vi proponiamo l’intervista fatta ad Alessio.

Alessio Alberini è un consulente per le PMI con una lunga esperienza nel campo del marketing e della comunicazione. E’ stato fondatore di Greenbean, prima agenzia italiana dedicata esclusivamente al greenmarketing e alla comunicazione della sostenibilità. E’ un ex pubblicitario (non pentito) che ha deciso di cimentarsi nelle nuove frontiere della comunicazione aziendale; quella comunicazione che non ha il solo obiettivo di vendere un prodotto ma che ha come missione far capire alle aziende e ai consumatori che è necessario cambiare mentalità prima ancora di cambiare il modo di fare business o spesa. Che “think outside the box” ormai non basta più e che è indispensabile rigenerare le aziende, innovare i prodotti e i processi di sviluppo ed essere strategici investendo nelle persone prima ancora che nei progetti. Seguire, insomma, i principi della sostenibilità che permettono di far fare un balzo in avanti alle aziende preservando l’ambiente e valorizzando le persone.

Alessio si definisce un marito innamorato e un padre affettuoso.. e questo mi suggerisce la prima domanda: è per tua moglie e per i tuoi figli che hai deciso di scrivere questo libro? O meglio, che hai deciso di raccogliere in un volume tanti esempi di buone pratiche produttive che tutelano la salute delle persone e garantiscono un futuro (verde) alle nuove generazioni?

In realta no… è stata l’urgenza di raccogliere, riflettendoci sopra, ciò che in questi anni ho visto, ascoltato, imparato e praticato. L’urgenza di unire i puntini per vedere che disegno ne veniva fuori. Per la mia famiglia ho, più di quindici anni fa, cambiato radicalmente il mio modo di essere cittadino, professionista e persona.

Come sei venuto a conoscenza del “greenmarketing” e come sei stato “folgorato” dalla sostenibilità?

La sostenibilità si è presentata a me nel 2004, quando, con l’agenzia di comunicazione con la quale collaboravo all’epoca, partecipammo ad una gara per ARPA Veneto, gara per realizzare di una campagna che promuovesse la frugalità dei consumi e la riduzione degli sprechi.

Fare ricerche per studiare quella campagna – in seguito pluripremiata – mi aiutò a trovare “il mio posto nel mondo” perché non serviva a vendere merci, anzi chiedeva di comprarne meno e di usarle meglio. Era una campagna per condividere valori, consapevolezze e bisogni collettivi. Era sincera, genuina ed autentica. Era una campagna “benfatta”, che mi aiutò a definire una certa idea di mondo e una chiara visione di cosa sarebbero diventati il marketing e la comunicazione, una volta tornati ad essere mestieri creativi. Come piace a me.

Nel libro, tra tanti nuovi termini come engagement, B Corp, Digital Strategist, ecc.., ti soffermi molto sul concetto di “marca”, che non è un termine esattamente nuovo.. Ma riesci a parlarne in maniera innovativa e soprattutto citando grandi personalità del nostro tempo come Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, Al Gore, John Lennon, Bill Gates, Anita Roddick, ecc.. Per dirla in maniera semplice: ma che ci azzeccano queste persone con il significato di marca?

La marca non è il nome o il marchio, la marca è l’opinione che le persone hanno di un’azienda, di un prodotto, di un manager o del fondatore. In questi ultimi 20 anni abbiamo assistito all’affermarsi di menti creative che hanno fatto rivoluzioni piccole o grandi e preso “cittadinanza” nella testa e nel cuore delle persone. Si sono trasformate in archetipi di una certa idea di mondo a cui le aziende e i manager possono e debbono guardare per costruire la reputazione di ciò che producono e offrono al mercato.

Rimaniamo in tema di marca. Nel libro parli di storytelling inteso, appunto, come “narrazione di marca”. Per chiarire il concetto cito una parte del libro che ho trovato molto interessante, quella che racconta di Organyc. Ti senti di commentare questo esempio di azienda innovativa e rigenerata?

La storia di come sia nato il prodotto ha tutti gli ingredienti di cui sopra. L’archetipo in questo caso è quello del caregiver, di colui che si prende cura. La marca NON è l’eroe della della storia, l’eroe è l’amica del fondatore, alla ricerca di risposte ad un suo problema grave (la battaglia a cui è stata chiamata). La marca è il mentore, così come lo è Gandalf per Frodo. La morale che l’amica ne trae è la reputazione che la marca si sarebbe guadagnata sul campo.

Nel libro racconti di tantissime aziende che operano secondo i principi della sostenibilità e che operano in svariati campi: moda, abbigliamento, cosmetici, packaging, alimentare, ecc.. Ti va di parlarci di qualcuna? Ad esempio a me è piaciuta molto la storia della matita “Perpetua” e di come questo prodotto nasca dalla “collaborazione” tra diversi settori lavorativi lontani tra loro (elettronica, prodotti di cartoleria e moda) ma uniti dall’innovazione della circular economy.

Perpetua è una matita. Diversa da tutte, ma proprio tutte, le matite presenti sul mercato. Nasce dalla richiesta di oggetti promozionali di un’ azienda piemontese che annualmente genera diverse tonnellate di polvere di grafite come residuo del processo produttivo, residuo che ha elevati costi di smaltimento ed elevato impatto ambientale.  Perpetua risponde al bisogno di smaltire questo residuo in modo conveniente e sostenibile, risponde facerndosi una domanda “perché non smaltire scrivendo?”.

Per farlo serve un produttore di matite. Ma in Italia non ne esistono! Non esiste nessuna azienda italiana che produce matite! Che fare? Non si poteva permettere che questo materiale venisse disperso nell’ambiente, così come non si poteva non cogliere questa opportunità di fare qualcosa di nuovo. Con un esperto di materiali e stampaggio e due designer, dopo quasi un anno e mezzo di continua ricerca sui materiali si trova quello in grado di rendere la polvere di grafite un materiale scrivente.

Nasce così, verso la fine di 2013, Perpetua che in soli 15 grammi racchiude una matita 100% Made in Italy, un brevetto europeo registrato sia come prodotto che come processo produttivo e un messaggio di rispetto dell’ambiente, un mix di tecnologia e usabilità che esprimono il vero senso della parola design.

Chiuderei le domande facendotene una sulla parte del libro che mi ha colpito di più. Si trova nel capitolo della “Condivisione” e fai una riflessione sul confronto generazionale tra le persone nate negli anni 70-80 (la tua generazione) e i cosiddetti Millennials che adesso hanno dai 20 ai 35 anni. Sui primi dici che sono persone che non hanno fatto abbastanza per la difesa dell’ambiente e lo sviluppo (sostenibile) della società. Le definisci una generazione materialista, disimpegnata e apatica, in competizione e spesso cinica. Una generazione preoccupata prima di tutto a mantenere quanto ottenuto e che ha bloccato di fatto l’ascensore sociale. Dei Millennials dici invece che hanno un rapporto diverso con l’ambiente (più rispettoso), sono più consapevoli delle problematiche ambientali e sociali che stiamo vivendo ma soprattutto dici che sono una generazione che ha l’ambizione di cambiare le cose. Questo dovrebbe lanciare un urlo di speranza guardando al futuro. E’ davvero così? Da cosa nasce questa tua severa, ma per certi aspetti ottimista, considerazione?

Ho questo ottimismo perché ho la fortuna di conoscerne diversi, di frequentarli come docente in diversi Master, di vederli al lavoro nelle aziende con cui collaboro. Hanno la consapevolezza che le cose stanno andando male ma non hanno nessuna intenzione di rassegnarsi. Studiano tanto e sono ambiziosi, non sono alla ricerca di compromessi. Sono arroganti e presuntuosi nel migliore del significato che queste due parole possono avere. Sono inca***ti quanto basta, hanno voglia di mettersi in gioco, hanno una visione globale del mondo. Sono tutt’altro che apatici e rassegnati. Questo mi basta per avere fiducia in loro e prendere esempio da loro.

Nel complimentarci per il suo lavoro ringraziamo Alessio Alberini per questa bella intervista e per aver partecipato al Festival IT.A.CA’ Parma.

Andrea Merusi

Contro il cibo nella spazzatura gli effetti della legge 166/2016 sugli sprechi alimentari

Articolo pubblicato sulla rivista “UNI-VERSUM” – n. 27/28 maggio 2018

Ogni italiano getta nel proprio contenitore di rifiuti circa 76 kg di cibo all’anno. Questo è uno dei dati più impressionanti tra quelli forniti dall’organizzazione Last Minute Market, una società spin-off dell’Università di Bologna nata nel 1998 come attività di ricerca e diventata, nel 2003, realtà imprenditoriale che sviluppa progetti volti al recupero dei beni invenduti a favore di enti caritativi.

Il dato a livello mondiale non è molto più incoraggiante: secondo la FAO un terzo del cibo prodotto viene gettato via o disperso nella filiera, e ogni anno vengono buttate 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti. Questo assurdo spreco non ha ricadute solo dal punto di vista etico e sociale (ad oggi sono stimate in 870 milioni le persone che soffrono la fame) ma ha delle significative conseguenze anche da un punto di vista ambientale. Nel 2013 la FAO ha pubblicato il rapporto Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resources, uno studio che analizza l’impatto delle perdite alimentari dal punto di vista ambientale. I risultati ottenuti hanno evidenziato che ogni anno, il cibo che viene prodotto, ma non consumato, sperpera un volume di acqua pari al flusso annuo di un fiume come il Volga; utilizza 1,4 miliardi di ettari di terreno – quasi il 30 per cento della superficie agricola mondiale – ed è responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra.

Le conseguenze economiche dirette di questi sprechi si aggirano, secondo il rapporto, intorno ai 750 miliardi di dollari l’anno. Altri studi stimano lo spreco alimentare nel mondo in 2.060 miliardi di euro.

Ma torniamo all’Italia, sempre secondo Last Minute Market lo spreco di cibo – dal residuo in campo allo spreco domestico – ci costa lo 0,5% del nostro Pil, oltre 8 miliardi di euro. Dato confermato anche dall’associazione Slow Food Italia che denuncia come gli sprechi alimentari in Europa avvengono soprattutto tra le mura domestiche.

Valori inaccettabili e paradossali se si pensa che nell’ultimo rapporto dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sullo spreco alimentare si legge che anche in Italia le condizioni di malnutrizione e obesità sono in rapido aumento. (…) Nel 2016 il 14% della popolazione si trovava in povertà relativa (al di sotto del livello economico medio nazionale) pari a circa 8,3 mila persone, di cui circa 4,6 mila in povertà assoluta ovvero con difficoltà di accesso al cibo e incapacità di acquisire beni e servizi necessari per uno standard di vita minimo accettabile nel contesto nazionale; queste cifre sono in aumento negli ultimi anni.

I numeri sono allarmanti ma c’è una buona notizia: nel settembre 2016 è entrata in vigore in Italia la Legge Gadda del 19 agosto 2016 n. 166 rinominata “Legge sugli sprechi alimentari”. Come si evince dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, il fine del provvedimento è la riduzione degli sprechi nelle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di tali prodotti attraverso la realizzazione dei seguenti obiettivi prioritari:

  • favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale, destinandole in via prioritaria all’utilizzo umano;
  • contribuire alla limitazione degli impatti negativi sull’ambiente e sulle risorse naturali mediante azioni volte a ridurre la produzione di rifiuti e a promuovere il riuso e il riciclo al fine di estendere il ciclo di vita dei prodotti;
  • contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali stabiliti dal Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e dal Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, nonché alla riduzione della quantità dei rifiuti biodegradabili avviati allo smaltimento in discarica;
  • contribuire ad attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei consumatori e delle istituzioni sulle materie oggetto della legge, con particolare riferimento alle giovani generazioni.

L’aspetto più rilevante della Legge è che si semplifica la burocrazia in materia di riutilizzo del cibo e questo rende più semplice donare alimenti. Se, ad esempio, un ristoratore vuole consegnare gratuitamente il cibo rimasto a un’associazione di solidarietà, non sarà più obbligato a segnalarlo con anticipo alle autorità competenti, ma potrà presentare una dichiarazione consuntiva a fine mese. In aggiunta è stata aumenta da 5mila a 15mila euro la soglia oltre la quale diventa obbligatoria la “denuncia” della donazione.

Per quanto riguarda gli sprechi di cibo in fase di produzione e raccolta, questa legge consente il recupero dei prodotti agricoli che rimangono in campo e la loro cessione a titolo gratuito.

Altro aspetto premiante: la legge permette ai Comuni la possibilità di prevedere sconti sulla tassa rifiuti per chi donerà l’invenduto. Mentre per i cittadini che si recano al ristorante consente l’asporto dei propri avanzi con la cosiddetta “family bag“.

L’Italia, attraverso questa legge, si propone di dimezzare gli sprechi alimentari in dieci anni, superando i target definiti dall’Unione Europea per il 2020. E’ una legge che non prevede sanzioni – e forse questo potrebbe frenare un po’ i risultati – ma ha come primo intento la valorizzazione delle buone pratiche e della rete di solidarietà che si è creata in questi anni.

Il bilancio della legge ad un anno dalla sua entrata in vigore sembra essere positivo: secondo la fondazione Banco alimentare si è registrato un aumento del 20% del recupero di eccedenze dalla grande distribuzione da settembre 2016 a settembre 2017, grazie ad un incremento dei volumi delle donazioni, ad una crescita dei punti vendita, ad accordi tra aziende e associazioni di solidarietà, e ad alcune buone pratiche attuate da molti comuni virtuosi.

Anche se i primi risultati sono incoraggianti gli obiettivi da raggiungere sono ancora lontani e per fare in modo che i risultati attesi vengano raggiunti è fondamentale puntare sulla conoscenza e la sensibilizzazione delle persone. Fatta la legge ora bisogna fare i cittadini, attraverso una corretta informazione e con esempi concreti che dimostrino che ridurre gli sprechi alimentari è facile e conviene.

Andrea Merusi

Viaggi responsabili, sostenibilità, valorizzazione del territorio e interculturalità. Sta per tornare a Parma il festival IT.A.CA’. Migranti e Viaggiatori

Carissime/i, ancora pochi giorni e daremo il via ad una nuova edizione del Festival del Turismo Responsabile IT.A.CA’ Parma. Migranti e Viaggiatori. Anche quest’anno abbiamo fatto del nostro meglio per coordinare le tante organizzazioni che hanno promosso e collaborato alla realizzazione festival (ne ho contate ben 31!).

La manifestazione si terrà dal 4 al 7 ottobre e sarà preceduta da un evento pre-festival che consiste in una camminata storico-naturalistica.

L’intero programma è consultabile sul sito del festival (vedi qui) e tra i tanti eventi mi permetto di segnalare i seguenti che vedono direttamente coinvolta la nostra associazione culturale “il Taccuino di Darwin“.

Partiamo proprio dalla passeggiata di domenica 30 settembre; una facile camminata per tutti sul sentiero che collega Lagdei al Lago Santo. I dettagli li potete consultare alla pagina “Sentieri Partigiani“. Vi anticipo soltanto che saremo accompagnati dalla guida escursionistica Giacomo Guidetti e da Andrea Greci che è giornalista, direttore della rivista “L’Orsaro” e autore di numerosi libri tra cui il recente “Montagne Partigiane”. Spero possiate partecipare in tanti e, nel caso, fatemi sapere se sarete dei nostri.

Giovedì 4 ottobre presenterò alla bellissima libreria Diari di Bordo il libro di Alessio AlberiniBenfatto. Innovare e crescere con la sostenibilità“. Parleremo di sviluppo sostenibile e green economy. Per i dettagli consultate questa pagina.

Sabato 6 ottobre la giornata sarà intensa e ricca di eventi. Vi segnalo il convegno “Un atlante narrativo per raccontare l’Appennino” che si terrà presso l’APE Museo della Fondazione Monteparma, e la passeggiata pomeridiana con gli amici di Parmaccessibile e la guida turistica Silvia Montanini, dal titolo “Parma è davvero accessibile? Giro nella città sulle orme di Correggio“.

Infine, sempre sabato 6 ottobre non potete assolutamente mancare all’incontro pubblico “Sai cosa c’è dietro? Mangiare, vestire, viaggiare: tre proposte di sostenibilità“. Si tratta di un convegno che si terrà presso la biblioteca internazionale “Ilaria Alpi” e che vedrà la partecipazione di numerosi ospiti tra cui Mariangela Incognito (coop. Mappamondo), Lorenzo Gatti (Altromercato), Elena Prestigiovanni (Ed Store), Matteo Parco (Par.co Denim), Camilla Gallerini, Irene Binini (il Taccuino di Darwin), Rosina Chiurazzi Morales (Viaggi Solidali).

Vi aspetto!

Tempo di festival e sostenibilità

Questo weekend inizieranno due importanti festival che si pongono l’obiettivo di sensibilizzare persone, enti e aziende sui 17 obiettivi dell’Agenda 2030.

Venerdì 25 maggio inizierà a Parma la seconda edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile e il programma prevede più di 60 eventi che si svolgeranno in vari luoghi della città. Quest’anno l’associazione “il Taccuino di Darwin” di cui faccio parte sarà partner dell’evento, vi invito quindi a guardare il programma pubblicato sul sito del festival o sul portale www.iltaccuinodidarwin.com.

Sempre venerdì ma a Bologna inizierà la decima edizione del Festival IT.A.CA’ Migranti e Viaggiatori. Il Festival del Turismo Sostenibile. E’ un festival itinerante che nei prossimi mesi raggiungerà varie città d’Italia. A Parma si svolgerà dal 4 al 7 ottobre e come l’anno scorso il Taccuino di Darwin sarà l’associazione capofila dell’iniziativa. Seguiranno aggiornamenti ma intanto vi consiglio di programmare una gita a Bologna nei prossimi giorni.

Chissà che non ci si veda a qualche evento.

Le Politiche dell’Unione Europea per l’Ambiente

Europa e ambiente, due temi che mi stanno particolarmente a cuore e a cui dedico molto del mio impegno professionale e del mio tempo libero. Per questo mi sono sentito lusingato quando qualche settimana fa ho ricevuto l’invito a parlare al convegno “Le Politiche dell’Unione Europea per l’Ambiente” organizzato dal circolo culturale il Borgo di Parma.

Porterò l’esperienza professionale che ho maturato in questi anni in veste di responsabile ambientale e della certificazione ISO 14001 dell’azienda chimica-cosmetica Morris Spa. Penso che parlerò degli obiettivi di sostenibilità raggiunti e di come le politiche ambientali dell’Unione Europea abbiano imposto un salto di qualità al settore produttivo in Italia.

Ne approfitterò per parlare, ancora un volta, di cambiamento climatico perché vedo dei passi indietro nonostante i tanti sforzi compiuti dall’Europa.

L’ospite principale dell’incontro sarà l’europarlamentare On. Damiano Zoffoli e approfitterò della sua presenza per chiedergli a che punto siamo con il grande progetto degli Stati Uniti d’Europa. Ma sarà anche l’occasione per interrogarsi sulle tante cose che ancora non vanno nell’Unione Europea.

Gli altri ospiti del convegno saranno Nicola Dall’Olio, Capo di Gabinetto dell’Assessore regionale all’Agricoltura, Sonia Ziveri, Head of Sustainability di Davines SpA, Giuseppe Luciani, Presidente del Borgo e Albino Ganapini, Presidente Onorario dell’associazione organizzatrice.

Vi aspetto quindi venerdì 6 aprile alle ore 17.00 presso la bellissima Biblioteca Monumentale di S. Giovanni Evangelista (piazzale S. Giovanni, 1 – Parma).

Buona Pasqua cari lettori!

Bike Food Stories. Intervista a Davide Pagani

Articolo pubblicato su “Festival IT.A.CA‘” – 29/09/2017

Cari viaggiatori e care viaggiatrici

oggi nel nostro blog ci trasferiamo a Parma dove Andrea Merusi intervista per noi Davide Pagani, cuoco, gastronomo, accompagnatore turistico e guida ambientale escursionista, che sarà uno degli ospiti dei seminari che si terranno mercoledì 4 ottobre al Palazzo del Governatore di Parma per la V tappa di IT.A.CÀ Parma. Ideatore e fondatore del progetto Bike Food Stories gli abbiamo chiesto di anticiparci qualcosa del suo intervento e di raccontarci cosa è per lui il turismo responsabile.

> L’estate è appena trascorsa e solitamente è il periodo dell’anno dove la gente viaggia e conosce nuovi posti. Ci racconti il tuo ultimo viaggio?

Il mio ultimo viaggio risale all’agosto 2016, quando con un mio carissimo amico (Gianluca Campanella) siamo partiti da Parma e abbiamo raggiunto Santa Maria di Leuca dopo 15 giorni di viaggio in bici. Per un totale di 1005km. Il filo conduttore dell’intero viaggio è stata la SOSTENIBILITÀ: ambientale, alimentare, economica e sociale. Ad ogni tappa siamo andati a conoscere le persone e i produttori locali, i cui valori di rispetto dell’uomo, tutela dell’ambiente e della biodiversità sono per loro principi imprescindibili. In questo modo abbiamo scoperto la cultura territoriale più genuina e nascosta, che non si trova sulle guide turistiche. Per noi le persone che vivono, lavorano e tutelano il territorio sono i veri custodi della cultura gastronomica.

> Al festival IT.A.CÀ Parma presenterai il tuo progetto “Bike Food Stories”, ci puoi anticipare di cosa si tratta e perché hai deciso di realizzarlo?

Molto semplicemente Bike Food Stories si propone di accompagnare in bicicletta i turisti coniugando cicloturismo e conoscenza del patrimonio enogastronomico locale. Tutto questo per scoprire ed “assaporare” lentamente il territorio: quello di Parma, capitale della Food Valley e città creativa della gastronomia UNESCO.
Ad ogni tour si scoprono i segreti per realizzare i prodotti tipici. Si visitano i luoghi di produzione e, dopo aver pedalato, c’è il giusto “premio” in un locale selezionato per assaggiare i piatti della nostra tradizione approfondendo il tema culturale legato al patrimonio enogastronomico.

Il mio obiettivo è donare al mio “ospite del territorio” un’esperienza concreta, emozioni e ricordi che lo possano legare al nostro territorio, alla nostra cultura gastronomica e alla nostra comunità di persone che, attraverso il loro lavoro artigianale quotidiano ci regalano dei prodotti unici. Il viaggio è inteso come la scoperta e la conoscenza di un territorio a impatto zero per l’ambiente, puntando su un modello di sviluppo turistico che considera il tema della sostenibilità ambientale un valore centrale.

> Quali sono state le difficoltà e quali le soddisfazioni che hai incontrato nel tuo progetto?

La difficoltà più grande è stata quella di capire la strada giusta da intraprendere per realizzare quello che un tempo era soltanto un giorno: ostacoli, burocrazia, ansie e paure. Però oggi, se ci penso, mi viene un po’ da ridere e sono orgoglioso di quello che fino ad ora ho realizzato.
La soddisfazione più grande l’ho avuta quando ho ricevuto le prime e-mail da turisti stranieri che si sono messi in contatto con me usando il form di prenotazione del mio sito www.bikefoodstories.it . In quella occasione mi sono emozionato tantissimo anche se alla fine non hanno accettato il mio preventivo. Però voleva dire che gli sforzi fatti nei due anni precedenti stavano iniziando a dare i loro frutti.
Altre soddisfazioni ce le ho quando torno a casa rilassato con il sorriso stampato sulla faccia dopo aver accompagnato i turisti in bicicletta e ricevuto il loro grazie per l’esperienza.

> Cosa vuol dire per te viaggiare e cosa significa per te il termine “Turismo Responsabile”?

Mi permetto di citare qui una frase del grande Mario Soldati (primo giornalista enogastronomo) estrapolata da un programma televisivo del 1957

“Che cosa è viaggiare? Viaggiare è conoscere luoghi, genti, paesi. E quale è il modo più semplice, elementare di viaggiare? Mangiando, praticando la cucina di quel paese in cui si viaggia. Perché se voi ci pensate bene, nella cucina c’è tutto: c’è la natura del luogo, il clima, l’agricoltura, la pastorizia, la caccia e la pesca. Nel modo di cucinare, invece, c’è la tradizione di un popolo, la storia, la civiltà!”.

Oltre a questo bellissimo pensiero io voglio aggiungere che oggi nel 2017 il turismo deve essere sostenibile, responsabile, da un punto di vista ambientale. Questo è il problema più grande che dovremmo affrontare da subito. Vi posso garantire che quest’anno, lavorando in bicicletta, mi sono reso conto in prima persona dei problemi legati alla mancanza di acqua nella nostra provincia; l’eccezionale caldo e la siccità; gli improvvisi temporali; la cappa di smog che si può vedere dai nostri appennini verso la Pianura Padana.

Il nostro territorio è decisamente ammalato!

> Cosa ti aspetti dalla partecipazione al festival IT.A.CÀ Parma? Quale messaggio vorresti portare? 

Mi aspetto di poter tessere delle reti con la città di Parma. Dopo più di un anno ammetto che non mi sento integrato completamente con il tessuto sociale ed economico di Parma. Sarei contentissimo di poter incontrare nuovi parmigiani con il quale iniziare nuove collaborazioni. Vorrei consigliare ai parmigiani di ritornare a scoprire il loro territorio dietro a casa perché non sanno che ci sono delle piccole chicche che probabilmente non si aspettano neanche!

Ringraziamo Davide per essere stato con noi e vi aspettiamo per la tappa parmense del primo primo festival in Italia che si occupa di turismo responsabile 😉

Qui per consultare il programma dal 2 all’ 8 ottobre

Andrea Merusi