Sabati della Sostenibilità: aperitivi di divulgazione scientifica organizzati dall’associazione “il Taccuino di Darwin”

Il prossimo dicembre si terrà in Polonia l’annuale Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la COP 24 di Katowice.

Per arrivare informati e preparati a questo importante appuntamento abbiamo organizzato con l’associazione il Taccuino di Darwin, tre aperitivi scientifici in compagnia di altrettanti esperti e ricercatori. Sarà l’occasione per conoscere le cause e gli effetti del cambiamento climatico, per riflettere sul fenomeno delle eco-migrazioni, per interrogarsi sul concetto di sviluppo sostenibile e sul piano d’azione previsto dall’Agenda 2030. Questi sono alcuni degli argomenti che verranno affrontanti nella rassegna “Sabati della Sostenibilità” che si terrà per tre sabati consecutivi, presso il Circolo Giovane Italia (via Kennedy, 6 – Parma), dal 10 al 24 novembre.

La rassegna, tutta al femminile, prevede:

Sabato 10 novembre l’incontro dal titolo “Rischi naturali ed un clima che cambia” con la Dott.ssa Tiziana Paccagnella, direttrice del Servizio Hydro Meteo Clima di ARPAE.

Sabato 17 novembre si cercherà di “Comprendere il fenomeno delle migrazioni e i suoi effetti nella società in cui viviamo” con la Dott.ssa Chiara Marchetti che è docente di Sociologia delle Relazioni Interculturali dell’Università di Milano.

Sabato 24 novembre si concluderà il primo ciclo di aperitivi scientifici con l’incontro “Cambiamenti climatici: prendere coscienza del presente per riscrivere il futuro”. Ospite e relatrice dell’incontro sarà la Dott.ssa Elisa Palazzi ricercatrice presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISAC) di Torino.

Tutti gli incontri inizieranno alle ore 18, saranno ad ingresso gratuito e aperti al pubblico fino ad esaurimento posti. Si consiglia la prenotazione scrivendo a iltaccuinodidarwin@libero.it oppure via whatsapp al 3381642471. Per info e approfondimenti: www.iltaccuinodidarwin.com

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Benfatto. Innovare e crescere con la sostenibilità. Intervista all’autore Alessio Alberini

Articolo Pubblicato su “Festival IT.A.CA’ e il Taccuino di Darwin” – 23.10.2018

All’interno della tappa parmense del festival IT.A.CA’ è stato presentato il libro di Alessio Alberini dal titolo “Benfatto. Innovare e crescere con la sostenibilità”. L’incontro, che si è tenuto presso la libreria Diari di Bordo, è stato partecipato e caratterizzato da un interessante dibattito tra l’autore e il pubblico. Al fine di continuare la riflessione sui temi della circular economy, del greenmarketing e della sostenibilità vi proponiamo l’intervista fatta ad Alessio.

Alessio Alberini è un consulente per le PMI con una lunga esperienza nel campo del marketing e della comunicazione. E’ stato fondatore di Greenbean, prima agenzia italiana dedicata esclusivamente al greenmarketing e alla comunicazione della sostenibilità. E’ un ex pubblicitario (non pentito) che ha deciso di cimentarsi nelle nuove frontiere della comunicazione aziendale; quella comunicazione che non ha il solo obiettivo di vendere un prodotto ma che ha come missione far capire alle aziende e ai consumatori che è necessario cambiare mentalità prima ancora di cambiare il modo di fare business o spesa. Che “think outside the box” ormai non basta più e che è indispensabile rigenerare le aziende, innovare i prodotti e i processi di sviluppo ed essere strategici investendo nelle persone prima ancora che nei progetti. Seguire, insomma, i principi della sostenibilità che permettono di far fare un balzo in avanti alle aziende preservando l’ambiente e valorizzando le persone.

Alessio si definisce un marito innamorato e un padre affettuoso.. e questo mi suggerisce la prima domanda: è per tua moglie e per i tuoi figli che hai deciso di scrivere questo libro? O meglio, che hai deciso di raccogliere in un volume tanti esempi di buone pratiche produttive che tutelano la salute delle persone e garantiscono un futuro (verde) alle nuove generazioni?

In realta no… è stata l’urgenza di raccogliere, riflettendoci sopra, ciò che in questi anni ho visto, ascoltato, imparato e praticato. L’urgenza di unire i puntini per vedere che disegno ne veniva fuori. Per la mia famiglia ho, più di quindici anni fa, cambiato radicalmente il mio modo di essere cittadino, professionista e persona.

Come sei venuto a conoscenza del “greenmarketing” e come sei stato “folgorato” dalla sostenibilità?

La sostenibilità si è presentata a me nel 2004, quando, con l’agenzia di comunicazione con la quale collaboravo all’epoca, partecipammo ad una gara per ARPA Veneto, gara per realizzare di una campagna che promuovesse la frugalità dei consumi e la riduzione degli sprechi.

Fare ricerche per studiare quella campagna – in seguito pluripremiata – mi aiutò a trovare “il mio posto nel mondo” perché non serviva a vendere merci, anzi chiedeva di comprarne meno e di usarle meglio. Era una campagna per condividere valori, consapevolezze e bisogni collettivi. Era sincera, genuina ed autentica. Era una campagna “benfatta”, che mi aiutò a definire una certa idea di mondo e una chiara visione di cosa sarebbero diventati il marketing e la comunicazione, una volta tornati ad essere mestieri creativi. Come piace a me.

Nel libro, tra tanti nuovi termini come engagement, B Corp, Digital Strategist, ecc.., ti soffermi molto sul concetto di “marca”, che non è un termine esattamente nuovo.. Ma riesci a parlarne in maniera innovativa e soprattutto citando grandi personalità del nostro tempo come Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, Al Gore, John Lennon, Bill Gates, Anita Roddick, ecc.. Per dirla in maniera semplice: ma che ci azzeccano queste persone con il significato di marca?

La marca non è il nome o il marchio, la marca è l’opinione che le persone hanno di un’azienda, di un prodotto, di un manager o del fondatore. In questi ultimi 20 anni abbiamo assistito all’affermarsi di menti creative che hanno fatto rivoluzioni piccole o grandi e preso “cittadinanza” nella testa e nel cuore delle persone. Si sono trasformate in archetipi di una certa idea di mondo a cui le aziende e i manager possono e debbono guardare per costruire la reputazione di ciò che producono e offrono al mercato.

Rimaniamo in tema di marca. Nel libro parli di storytelling inteso, appunto, come “narrazione di marca”. Per chiarire il concetto cito una parte del libro che ho trovato molto interessante, quella che racconta di Organyc. Ti senti di commentare questo esempio di azienda innovativa e rigenerata?

La storia di come sia nato il prodotto ha tutti gli ingredienti di cui sopra. L’archetipo in questo caso è quello del caregiver, di colui che si prende cura. La marca NON è l’eroe della della storia, l’eroe è l’amica del fondatore, alla ricerca di risposte ad un suo problema grave (la battaglia a cui è stata chiamata). La marca è il mentore, così come lo è Gandalf per Frodo. La morale che l’amica ne trae è la reputazione che la marca si sarebbe guadagnata sul campo.

Nel libro racconti di tantissime aziende che operano secondo i principi della sostenibilità e che operano in svariati campi: moda, abbigliamento, cosmetici, packaging, alimentare, ecc.. Ti va di parlarci di qualcuna? Ad esempio a me è piaciuta molto la storia della matita “Perpetua” e di come questo prodotto nasca dalla “collaborazione” tra diversi settori lavorativi lontani tra loro (elettronica, prodotti di cartoleria e moda) ma uniti dall’innovazione della circular economy.

Perpetua è una matita. Diversa da tutte, ma proprio tutte, le matite presenti sul mercato. Nasce dalla richiesta di oggetti promozionali di un’ azienda piemontese che annualmente genera diverse tonnellate di polvere di grafite come residuo del processo produttivo, residuo che ha elevati costi di smaltimento ed elevato impatto ambientale.  Perpetua risponde al bisogno di smaltire questo residuo in modo conveniente e sostenibile, risponde facerndosi una domanda “perché non smaltire scrivendo?”.

Per farlo serve un produttore di matite. Ma in Italia non ne esistono! Non esiste nessuna azienda italiana che produce matite! Che fare? Non si poteva permettere che questo materiale venisse disperso nell’ambiente, così come non si poteva non cogliere questa opportunità di fare qualcosa di nuovo. Con un esperto di materiali e stampaggio e due designer, dopo quasi un anno e mezzo di continua ricerca sui materiali si trova quello in grado di rendere la polvere di grafite un materiale scrivente.

Nasce così, verso la fine di 2013, Perpetua che in soli 15 grammi racchiude una matita 100% Made in Italy, un brevetto europeo registrato sia come prodotto che come processo produttivo e un messaggio di rispetto dell’ambiente, un mix di tecnologia e usabilità che esprimono il vero senso della parola design.

Chiuderei le domande facendotene una sulla parte del libro che mi ha colpito di più. Si trova nel capitolo della “Condivisione” e fai una riflessione sul confronto generazionale tra le persone nate negli anni 70-80 (la tua generazione) e i cosiddetti Millennials che adesso hanno dai 20 ai 35 anni. Sui primi dici che sono persone che non hanno fatto abbastanza per la difesa dell’ambiente e lo sviluppo (sostenibile) della società. Le definisci una generazione materialista, disimpegnata e apatica, in competizione e spesso cinica. Una generazione preoccupata prima di tutto a mantenere quanto ottenuto e che ha bloccato di fatto l’ascensore sociale. Dei Millennials dici invece che hanno un rapporto diverso con l’ambiente (più rispettoso), sono più consapevoli delle problematiche ambientali e sociali che stiamo vivendo ma soprattutto dici che sono una generazione che ha l’ambizione di cambiare le cose. Questo dovrebbe lanciare un urlo di speranza guardando al futuro. E’ davvero così? Da cosa nasce questa tua severa, ma per certi aspetti ottimista, considerazione?

Ho questo ottimismo perché ho la fortuna di conoscerne diversi, di frequentarli come docente in diversi Master, di vederli al lavoro nelle aziende con cui collaboro. Hanno la consapevolezza che le cose stanno andando male ma non hanno nessuna intenzione di rassegnarsi. Studiano tanto e sono ambiziosi, non sono alla ricerca di compromessi. Sono arroganti e presuntuosi nel migliore del significato che queste due parole possono avere. Sono inca***ti quanto basta, hanno voglia di mettersi in gioco, hanno una visione globale del mondo. Sono tutt’altro che apatici e rassegnati. Questo mi basta per avere fiducia in loro e prendere esempio da loro.

Nel complimentarci per il suo lavoro ringraziamo Alessio Alberini per questa bella intervista e per aver partecipato al Festival IT.A.CA’ Parma.

Andrea Merusi

Idee In Bozza. A pranzo con la Filosofia

Ricordo sempre con grande piacere gli anni dell’Università. Mi rendo conto che in quel periodo ho imparato tanto, ho conosciuto studenti dalle grandi capacità e professori che mi hanno trasmesso la voglia di conoscenza e l’importanza di approfondire le complessità. Ho avuto la fortuna di studiare ciò che davvero mi interessava e sentivo che stavo davvero prendendo il mio posto nel mondo e che, una volta finiti gli studi, avrei potuto dare un contributo concreto allo sviluppo della società.

In realtà so bene che l’Università non è tutta rosa e fiori e anzi, spesso la stessa istituzione non si pone come motore del cambiamento e del progresso come potrebbe (e dovrebbe) essere, soprattutto in Italia. Ma ciò che è certo è che tanti studenti, dottorandi e ricercatori sanno fare cose grandiose; senza bisogno di grandi risorse economiche perché a muoverli non è certo la sete di potere ma la voglia di condividere idee e scoperte, mostrando, giustamente, tutte le conoscenze e le competenze acquisite con lo studio.

A tal proposito vi segnalo il progetto “Idee In Bozza” che dopo il successo dell’anno scorso ripartirà quest’anno con un nuovo ciclo di seminari filosofici presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Parma (sempre all’ora di pranzo).

Idee In bozza è un ciclo di seminari promosso dagli studenti di filosofia dell’Università di Parma a cui tutti possono partecipare come relatori o uditori. E’ uno spazio per esercitarsi nell’esposizione di tesine/progetti di tesi/progetti di dottorato/paper, e un’occasione per ricevere feed-back e consigli. Idee in bozza valorizza il confronto e la discussione informale e simposiale (è possibile portarsi il pranzo durante il seminario).

Quest’anno il progetto è organizzato dall’associazione Vita Activa in collaborazione con l’Università di Parma e verrà inaugurato da Irene che è stata ideatrice e coorganizzatrice del progetto. Di seguito riporto la presentazione del suo seminario e vi invito a partecipare e a seguire l’intero calendario.

Lo staff di Idee In Bozza è lieto di annunciare il primo seminario del ciclo 2018/2019.
Prima speaker di questa stagione è Irene Binini (PhD, University of Freiburg/University of Oxford) con un intervento titolato: “La distinzione de re/de dicto: una scoperta logica del XII secolo”.
Vi aspettiamo numerosi Lunedì 29 Ottobre presso l’aula A1 del plesso di Lettere e Filosofia in via D’Azeglio 85 (Parma).

Ecco l’abstract:

“la distinzione tra interpretazione de re e interpretazione de dicto è una distinzione fondamentale nella logica modale e in molti altri contesti della filosofia del linguaggio contemporanea. L’identificazione di questa ambiguità semantica delle proposizioni modali è esplicitamente riconosciuta e teorizzata per la prima volta nella storia della logica da Pietro Abelardo, che ne discute in entrambi i suoi maggiori testi logici: la Dialectica e la Logica Ingredientibus. Nella mia presentazione cercherò di mostrare che, nonostante Abelardo sia in effetti il primo a fare un uso consapevole della distinzione de re/de dicto nella propria logica modale, un dibattito su tale distinzione, e in generale sulla forma logica delle proposizioni modali, è già presente in alcuni altri testi – tutt’ora inediti – risalenti ai primi anni del XII secolo, e antecedenti alle opere di Abelardo. Mostrerò anche in che modo la teoria di Abelardo sulla distinzione de re/de dicto si modifica e si evolve nel tempo che intercorre fra la scrittura della Dialectica e il suo commento al De Interpretatione di Aristotele. Infine, sempre sulla base di diversi testi inediti della prima metà del 1100, discuterò di come la distinzione abelardiana viene recepita dai suoi contemporanei e come essa è applicata nei testi dei suoi successori”.

(T) Racconto e tante nuove iniziative culturali

E’ di qualche mese fa la notizia che il 57,6% della popolazione italiana con più di 6 anni dichiara di non leggere neanche un libro di carta in un anno. Questo dato allarmante è stato uno dei motivi che mi hanno spinto a fondare un’associazione culturale insieme a vari amici e amiche. Il nostro impegno non sarà soltanto quello di proporre momenti di riflessione e formazione su svariate tematiche culturali e sociali, ma anche sostenere e diffondere tutte quelle iniziative che vanno a favore della cultura e che cercano di stimolare la creatività, l’approfondimento, la scrittura e la lettura nelle persone. Sta di fatto che di belle iniziative ce ne sono davvero tante e questo è un ottimo segnale. Ve le indicherò anche mediante questo blog e comincio con il progetto di Caterina Bonetti “(T) Racconto”. Come si legge nelle regole del gioco (T) Racconto porta nella tua casella mail, ogni primo e quindici del mese, un racconto originale, per riscoprire il piacere della lettura. Per partecipare basta sottoscrivere l’apposita newsletter e aspettare davanti alla cassetta della posta, oppure farsi coraggio e proporre qualche racconto a tema libero. Ogni scritto verrà diffuso nella comunità dei lettori e verrà poi pubblicato sul blog di Biblioprecaria che è un altro interessantissimo progetto culturale. Credo che questa iniziativa sia un’ottima occasione per conoscere qualche nuovo scrittore in erba. Non vi resta che provare!

Per partecipare e per ulteriori informazioni clicca qui.

Contro il cibo nella spazzatura gli effetti della legge 166/2016 sugli sprechi alimentari

Articolo pubblicato sulla rivista “UNI-VERSUM” – n. 27/28 maggio 2018

Ogni italiano getta nel proprio contenitore di rifiuti circa 76 kg di cibo all’anno. Questo è uno dei dati più impressionanti tra quelli forniti dall’organizzazione Last Minute Market, una società spin-off dell’Università di Bologna nata nel 1998 come attività di ricerca e diventata, nel 2003, realtà imprenditoriale che sviluppa progetti volti al recupero dei beni invenduti a favore di enti caritativi.

Il dato a livello mondiale non è molto più incoraggiante: secondo la FAO un terzo del cibo prodotto viene gettato via o disperso nella filiera, e ogni anno vengono buttate 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti. Questo assurdo spreco non ha ricadute solo dal punto di vista etico e sociale (ad oggi sono stimate in 870 milioni le persone che soffrono la fame) ma ha delle significative conseguenze anche da un punto di vista ambientale. Nel 2013 la FAO ha pubblicato il rapporto Food Wastage Footprint: Impacts on Natural Resources, uno studio che analizza l’impatto delle perdite alimentari dal punto di vista ambientale. I risultati ottenuti hanno evidenziato che ogni anno, il cibo che viene prodotto, ma non consumato, sperpera un volume di acqua pari al flusso annuo di un fiume come il Volga; utilizza 1,4 miliardi di ettari di terreno – quasi il 30 per cento della superficie agricola mondiale – ed è responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra.

Le conseguenze economiche dirette di questi sprechi si aggirano, secondo il rapporto, intorno ai 750 miliardi di dollari l’anno. Altri studi stimano lo spreco alimentare nel mondo in 2.060 miliardi di euro.

Ma torniamo all’Italia, sempre secondo Last Minute Market lo spreco di cibo – dal residuo in campo allo spreco domestico – ci costa lo 0,5% del nostro Pil, oltre 8 miliardi di euro. Dato confermato anche dall’associazione Slow Food Italia che denuncia come gli sprechi alimentari in Europa avvengono soprattutto tra le mura domestiche.

Valori inaccettabili e paradossali se si pensa che nell’ultimo rapporto dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sullo spreco alimentare si legge che anche in Italia le condizioni di malnutrizione e obesità sono in rapido aumento. (…) Nel 2016 il 14% della popolazione si trovava in povertà relativa (al di sotto del livello economico medio nazionale) pari a circa 8,3 mila persone, di cui circa 4,6 mila in povertà assoluta ovvero con difficoltà di accesso al cibo e incapacità di acquisire beni e servizi necessari per uno standard di vita minimo accettabile nel contesto nazionale; queste cifre sono in aumento negli ultimi anni.

I numeri sono allarmanti ma c’è una buona notizia: nel settembre 2016 è entrata in vigore in Italia la Legge Gadda del 19 agosto 2016 n. 166 rinominata “Legge sugli sprechi alimentari”. Come si evince dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, il fine del provvedimento è la riduzione degli sprechi nelle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di tali prodotti attraverso la realizzazione dei seguenti obiettivi prioritari:

  • favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale, destinandole in via prioritaria all’utilizzo umano;
  • contribuire alla limitazione degli impatti negativi sull’ambiente e sulle risorse naturali mediante azioni volte a ridurre la produzione di rifiuti e a promuovere il riuso e il riciclo al fine di estendere il ciclo di vita dei prodotti;
  • contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali stabiliti dal Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti e dal Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, nonché alla riduzione della quantità dei rifiuti biodegradabili avviati allo smaltimento in discarica;
  • contribuire ad attività di ricerca, informazione e sensibilizzazione dei consumatori e delle istituzioni sulle materie oggetto della legge, con particolare riferimento alle giovani generazioni.

L’aspetto più rilevante della Legge è che si semplifica la burocrazia in materia di riutilizzo del cibo e questo rende più semplice donare alimenti. Se, ad esempio, un ristoratore vuole consegnare gratuitamente il cibo rimasto a un’associazione di solidarietà, non sarà più obbligato a segnalarlo con anticipo alle autorità competenti, ma potrà presentare una dichiarazione consuntiva a fine mese. In aggiunta è stata aumenta da 5mila a 15mila euro la soglia oltre la quale diventa obbligatoria la “denuncia” della donazione.

Per quanto riguarda gli sprechi di cibo in fase di produzione e raccolta, questa legge consente il recupero dei prodotti agricoli che rimangono in campo e la loro cessione a titolo gratuito.

Altro aspetto premiante: la legge permette ai Comuni la possibilità di prevedere sconti sulla tassa rifiuti per chi donerà l’invenduto. Mentre per i cittadini che si recano al ristorante consente l’asporto dei propri avanzi con la cosiddetta “family bag“.

L’Italia, attraverso questa legge, si propone di dimezzare gli sprechi alimentari in dieci anni, superando i target definiti dall’Unione Europea per il 2020. E’ una legge che non prevede sanzioni – e forse questo potrebbe frenare un po’ i risultati – ma ha come primo intento la valorizzazione delle buone pratiche e della rete di solidarietà che si è creata in questi anni.

Il bilancio della legge ad un anno dalla sua entrata in vigore sembra essere positivo: secondo la fondazione Banco alimentare si è registrato un aumento del 20% del recupero di eccedenze dalla grande distribuzione da settembre 2016 a settembre 2017, grazie ad un incremento dei volumi delle donazioni, ad una crescita dei punti vendita, ad accordi tra aziende e associazioni di solidarietà, e ad alcune buone pratiche attuate da molti comuni virtuosi.

Anche se i primi risultati sono incoraggianti gli obiettivi da raggiungere sono ancora lontani e per fare in modo che i risultati attesi vengano raggiunti è fondamentale puntare sulla conoscenza e la sensibilizzazione delle persone. Fatta la legge ora bisogna fare i cittadini, attraverso una corretta informazione e con esempi concreti che dimostrino che ridurre gli sprechi alimentari è facile e conviene.

Andrea Merusi

Resoconto del Festival del Turismo Responsabile IT.A.CA’ Pama

il Taccuino di Darwin

L’edizione 2018 del Festival del Turismo Responsabile IT.A.CA‛ Parma si è conclusa con successo dopo quattro intensi giorni d’iniziative ed eventi.

Il festival è stato anticipato da una camminata storico-naturalistica sui sentieri partigiani che collegano la Piana di Lagdei al Lago Santo Parmense. Domenica 30 settembre la guida escursionistica Giacomo Guidetti di Terre Emerse ha condotto circa 40 persone in una camminata montana che è stata impreziosita dai racconti storici degli esperti Giovanni Sassi e Andrea Greci, quest’ultimo autore del libro “Montagne Partigiane”.

Giovedì 4 ottobre si è aperta ufficialmente l’edizione parmense del festival con un evento formativo che la cooperativa Mappamondo ha realizzato con i bambini della scuola primaria Maria Luigia. L’evento, intitolato “Fiabe intorno al mondo” e curato da Mariangela Incognito, è stato talmente apprezzato da essere ripetuto in altre classi della scuola.

In serata, presso la libreria Diari di Bordo che da tre anni consecutivi…

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Viaggi responsabili, sostenibilità, valorizzazione del territorio e interculturalità. Sta per tornare a Parma il festival IT.A.CA’. Migranti e Viaggiatori

Carissime/i, ancora pochi giorni e daremo il via ad una nuova edizione del Festival del Turismo Responsabile IT.A.CA’ Parma. Migranti e Viaggiatori. Anche quest’anno abbiamo fatto del nostro meglio per coordinare le tante organizzazioni che hanno promosso e collaborato alla realizzazione festival (ne ho contate ben 31!).

La manifestazione si terrà dal 4 al 7 ottobre e sarà preceduta da un evento pre-festival che consiste in una camminata storico-naturalistica.

L’intero programma è consultabile sul sito del festival (vedi qui) e tra i tanti eventi mi permetto di segnalare i seguenti che vedono direttamente coinvolta la nostra associazione culturale “il Taccuino di Darwin“.

Partiamo proprio dalla passeggiata di domenica 30 settembre; una facile camminata per tutti sul sentiero che collega Lagdei al Lago Santo. I dettagli li potete consultare alla pagina “Sentieri Partigiani“. Vi anticipo soltanto che saremo accompagnati dalla guida escursionistica Giacomo Guidetti e da Andrea Greci che è giornalista, direttore della rivista “L’Orsaro” e autore di numerosi libri tra cui il recente “Montagne Partigiane”. Spero possiate partecipare in tanti e, nel caso, fatemi sapere se sarete dei nostri.

Giovedì 4 ottobre presenterò alla bellissima libreria Diari di Bordo il libro di Alessio AlberiniBenfatto. Innovare e crescere con la sostenibilità“. Parleremo di sviluppo sostenibile e green economy. Per i dettagli consultate questa pagina.

Sabato 6 ottobre la giornata sarà intensa e ricca di eventi. Vi segnalo il convegno “Un atlante narrativo per raccontare l’Appennino” che si terrà presso l’APE Museo della Fondazione Monteparma, e la passeggiata pomeridiana con gli amici di Parmaccessibile e la guida turistica Silvia Montanini, dal titolo “Parma è davvero accessibile? Giro nella città sulle orme di Correggio“.

Infine, sempre sabato 6 ottobre non potete assolutamente mancare all’incontro pubblico “Sai cosa c’è dietro? Mangiare, vestire, viaggiare: tre proposte di sostenibilità“. Si tratta di un convegno che si terrà presso la biblioteca internazionale “Ilaria Alpi” e che vedrà la partecipazione di numerosi ospiti tra cui Mariangela Incognito (coop. Mappamondo), Lorenzo Gatti (Altromercato), Elena Prestigiovanni (Ed Store), Matteo Parco (Par.co Denim), Camilla Gallerini, Irene Binini (il Taccuino di Darwin), Rosina Chiurazzi Morales (Viaggi Solidali).

Vi aspetto!