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Benfatto. Innovare e crescere con la sostenibilità. Intervista all’autore Alessio Alberini

Articolo Pubblicato su “il Taccuino di Darwin” – 20.10.2018

All’interno della tappa parmense del festival IT.A.CA’ è stato presentato il libro di Alessio Alberini dal titolo “Benfatto. Innovare e crescere con la sostenibilità”. L’incontro, che si è tenuto presso la libreria Diari di Bordo, è stato partecipato e caratterizzato da un interessante dibattito tra l’autore e il pubblico. Al fine di continuare la riflessione sui temi della circular economy, del greenmarketing e della sostenibilità vi proponiamo l’intervista fatta ad Alessio.

Alessio Alberini è un consulente per le PMI con una lunga esperienza nel campo del marketing e della comunicazione. E’ stato fondatore di Greenbean, prima agenzia italiana dedicata esclusivamente al greenmarketing e alla comunicazione della sostenibilità. E’ un ex pubblicitario (non pentito) che ha deciso di cimentarsi nelle nuove frontiere della comunicazione aziendale; quella comunicazione che non ha il solo obiettivo di vendere un prodotto ma che ha come missione far capire alle aziende e ai consumatori che è necessario cambiare mentalità prima ancora di cambiare il modo di fare business o spesa. Che “think outside the box” ormai non basta più e che è indispensabile rigenerare le aziende, innovare i prodotti e i processi di sviluppo ed essere strategici investendo nelle persone prima ancora che nei progetti. Seguire, insomma, i principi della sostenibilità che permettono di far fare un balzo in avanti alle aziende preservando l’ambiente e valorizzando le persone.

Alessio si definisce un marito innamorato e un padre affettuoso.. e questo mi suggerisce la prima domanda: è per tua moglie e per i tuoi figli che hai deciso di scrivere questo libro? O meglio, che hai deciso di raccogliere in un volume tanti esempi di buone pratiche produttive che tutelano la salute delle persone e garantiscono un futuro (verde) alle nuove generazioni?

In realta no… è stata l’urgenza di raccogliere, riflettendoci sopra, ciò che in questi anni ho visto, ascoltato, imparato e praticato. L’urgenza di unire i puntini per vedere che disegno ne veniva fuori. Per la mia famiglia ho, più di quindici anni fa, cambiato radicalmente il mio modo di essere cittadino, professionista e persona.

Come sei venuto a conoscenza del “greenmarketing” e come sei stato “folgorato” dalla sostenibilità?

La sostenibilità si è presentata a me nel 2004, quando, con l’agenzia di comunicazione con la quale collaboravo all’epoca, partecipammo ad una gara per ARPA Veneto, gara per realizzare di una campagna che promuovesse la frugalità dei consumi e la riduzione degli sprechi.

Fare ricerche per studiare quella campagna – in seguito pluripremiata – mi aiutò a trovare “il mio posto nel mondo” perché non serviva a vendere merci, anzi chiedeva di comprarne meno e di usarle meglio. Era una campagna per condividere valori, consapevolezze e bisogni collettivi. Era sincera, genuina ed autentica. Era una campagna “benfatta”, che mi aiutò a definire una certa idea di mondo e una chiara visione di cosa sarebbero diventati il marketing e la comunicazione, una volta tornati ad essere mestieri creativi. Come piace a me.

Nel libro, tra tanti nuovi termini come engagement, B Corp, Digital Strategist, ecc.., ti soffermi molto sul concetto di “marca”, che non è un termine esattamente nuovo.. Ma riesci a parlarne in maniera innovativa e soprattutto citando grandi personalità del nostro tempo come Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, Al Gore, John Lennon, Bill Gates, Anita Roddick, ecc.. Per dirla in maniera semplice: ma che ci azzeccano queste persone con il significato di marca?

La marca non è il nome o il marchio, la marca è l’opinione che le persone hanno di un’azienda, di un prodotto, di un manager o del fondatore. In questi ultimi 20 anni abbiamo assistito all’affermarsi di menti creative che hanno fatto rivoluzioni piccole o grandi e preso “cittadinanza” nella testa e nel cuore delle persone. Si sono trasformate in archetipi di una certa idea di mondo a cui le aziende e i manager possono e debbono guardare per costruire la reputazione di ciò che producono e offrono al mercato.

Rimaniamo in tema di marca. Nel libro parli di storytelling inteso, appunto, come “narrazione di marca”. Per chiarire il concetto cito una parte del libro che ho trovato molto interessante, quella che racconta di Organyc. Ti senti di commentare questo esempio di azienda innovativa e rigenerata?

La storia di come sia nato il prodotto ha tutti gli ingredienti di cui sopra. L’archetipo in questo caso è quello del caregiver, di colui che si prende cura. La marca NON è l’eroe della della storia, l’eroe è l’amica del fondatore, alla ricerca di risposte ad un suo problema grave (la battaglia a cui è stata chiamata). La marca è il mentore, così come lo è Gandalf per Frodo. La morale che l’amica ne trae è la reputazione che la marca si sarebbe guadagnata sul campo.

Nel libro racconti di tantissime aziende che operano secondo i principi della sostenibilità e che operano in svariati campi: moda, abbigliamento, cosmetici, packaging, alimentare, ecc.. Ti va di parlarci di qualcuna? Ad esempio a me è piaciuta molto la storia della matita “Perpetua” e di come questo prodotto nasca dalla “collaborazione” tra diversi settori lavorativi lontani tra loro (elettronica, prodotti di cartoleria e moda) ma uniti dall’innovazione della circular economy.

Perpetua è una matita. Diversa da tutte, ma proprio tutte, le matite presenti sul mercato. Nasce dalla richiesta di oggetti promozionali di un’ azienda piemontese che annualmente genera diverse tonnellate di polvere di grafite come residuo del processo produttivo, residuo che ha elevati costi di smaltimento ed elevato impatto ambientale.  Perpetua risponde al bisogno di smaltire questo residuo in modo conveniente e sostenibile, risponde facerndosi una domanda “perché non smaltire scrivendo?”.

Per farlo serve un produttore di matite. Ma in Italia non ne esistono! Non esiste nessuna azienda italiana che produce matite! Che fare? Non si poteva permettere che questo materiale venisse disperso nell’ambiente, così come non si poteva non cogliere questa opportunità di fare qualcosa di nuovo. Con un esperto di materiali e stampaggio e due designer, dopo quasi un anno e mezzo di continua ricerca sui materiali si trova quello in grado di rendere la polvere di grafite un materiale scrivente.

Nasce così, verso la fine di 2013, Perpetua che in soli 15 grammi racchiude una matita 100% Made in Italy, un brevetto europeo registrato sia come prodotto che come processo produttivo e un messaggio di rispetto dell’ambiente, un mix di tecnologia e usabilità che esprimono il vero senso della parola design.

Chiuderei le domande facendotene una sulla parte del libro che mi ha colpito di più. Si trova nel capitolo della “Condivisione” e fai una riflessione sul confronto generazionale tra le persone nate negli anni 70-80 (la tua generazione) e i cosiddetti Millennials che adesso hanno dai 20 ai 35 anni. Sui primi dici che sono persone che non hanno fatto abbastanza per la difesa dell’ambiente e lo sviluppo (sostenibile) della società. Le definisci una generazione materialista, disimpegnata e apatica, in competizione e spesso cinica. Una generazione preoccupata prima di tutto a mantenere quanto ottenuto e che ha bloccato di fatto l’ascensore sociale. Dei Millennials dici invece che hanno un rapporto diverso con l’ambiente (più rispettoso), sono più consapevoli delle problematiche ambientali e sociali che stiamo vivendo ma soprattutto dici che sono una generazione che ha l’ambizione di cambiare le cose. Questo dovrebbe lanciare un urlo di speranza guardando al futuro. E’ davvero così? Da cosa nasce questa tua severa, ma per certi aspetti ottimista, considerazione?

Ho questo ottimismo perché ho la fortuna di conoscerne diversi, di frequentarli come docente in diversi Master, di vederli al lavoro nelle aziende con cui collaboro. Hanno la consapevolezza che le cose stanno andando male ma non hanno nessuna intenzione di rassegnarsi. Studiano tanto e sono ambiziosi, non sono alla ricerca di compromessi. Sono arroganti e presuntuosi nel migliore del significato che queste due parole possono avere. Sono inca***ti quanto basta, hanno voglia di mettersi in gioco, hanno una visione globale del mondo. Sono tutt’altro che apatici e rassegnati. Questo mi basta per avere fiducia in loro e prendere esempio da loro.

Nel complimentarci per il suo lavoro ringraziamo Alessio Alberini per questa bella intervista e per aver partecipato al Festival IT.A.CA’ Parma.

Andrea Merusi

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Viaggi responsabili, sostenibilità, valorizzazione del territorio e interculturalità. Sta per tornare a Parma il festival IT.A.CA’. Migranti e Viaggiatori

Carissime/i, ancora pochi giorni e daremo il via ad una nuova edizione del Festival del Turismo Responsabile IT.A.CA’ Parma. Migranti e Viaggiatori. Anche quest’anno abbiamo fatto del nostro meglio per coordinare le tante organizzazioni che hanno promosso e collaborato alla realizzazione festival (ne ho contate ben 31!).

La manifestazione si terrà dal 4 al 7 ottobre e sarà preceduta da un evento pre-festival che consiste in una camminata storico-naturalistica.

L’intero programma è consultabile sul sito del festival (vedi qui) e tra i tanti eventi mi permetto di segnalare i seguenti che vedono direttamente coinvolta la nostra associazione culturale “il Taccuino di Darwin“.

Partiamo proprio dalla passeggiata di domenica 30 settembre; una facile camminata per tutti sul sentiero che collega Lagdei al Lago Santo. I dettagli li potete consultare alla pagina “Sentieri Partigiani“. Vi anticipo soltanto che saremo accompagnati dalla guida escursionistica Giacomo Guidetti e da Andrea Greci che è giornalista, direttore della rivista “L’Orsaro” e autore di numerosi libri tra cui il recente “Montagne Partigiane”. Spero possiate partecipare in tanti e, nel caso, fatemi sapere se sarete dei nostri.

Giovedì 4 ottobre presenterò alla bellissima libreria Diari di Bordo il libro di Alessio AlberiniBenfatto. Innovare e crescere con la sostenibilità“. Parleremo di sviluppo sostenibile e green economy. Per i dettagli consultate questa pagina.

Sabato 6 ottobre la giornata sarà intensa e ricca di eventi. Vi segnalo il convegno “Un atlante narrativo per raccontare l’Appennino” che si terrà presso l’APE Museo della Fondazione Monteparma, e la passeggiata pomeridiana con gli amici di Parmaccessibile e la guida turistica Silvia Montanini, dal titolo “Parma è davvero accessibile? Giro nella città sulle orme di Correggio“.

Infine, sempre sabato 6 ottobre non potete assolutamente mancare all’incontro pubblico “Sai cosa c’è dietro? Mangiare, vestire, viaggiare: tre proposte di sostenibilità“. Si tratta di un convegno che si terrà presso la biblioteca internazionale “Ilaria Alpi” e che vedrà la partecipazione di numerosi ospiti tra cui Mariangela Incognito (coop. Mappamondo), Lorenzo Gatti (Altromercato), Elena Prestigiovanni (Ed Store), Matteo Parco (Par.co Denim), Camilla Gallerini, Irene Binini (il Taccuino di Darwin), Rosina Chiurazzi Morales (Viaggi Solidali).

Vi aspetto!

Earth Overshoot Day: servono 4 ‘Italie’ per soddisfare il nostro stile di vita insostenibile

Articolo pubblicato su “ViaggiVerdi-ecobnb” – 14/08/2017

L’Earth Overshoot Day ci dice anche quest’anno che stiamo sovra-sfruttando le risorse del nostro Pianeta. E se calcoliamo l’impronta ecologica dell’Italia il risultato è spaventoso: occorrerebbero 4 ‘Italie’ per soddisfare i nostri attuali consumi di risorse naturali.

A chi si occupa di sostenibilità non sarà sfuggita una data importante: l’Earth Overshoot Day, il giorno che sta a indicare il momento in cui la popolazione mondiale ha consumato tutte le risorse terrestri disponibili che il Pianeta è in grado di rigenerare.

Quest’anno (2017) l’Earth Overshoot Day è stato il 2 agosto e questa non è una buona notizia considerando il fatto che l’anno scorso era stato celebrato l’8 agosto, due anni fa il 13 agosto e nel 2000 a fine settembre.

Earth Overshoot Day: stiamo sfruttando 1,7 volte le risorse del nostro Pianeta

In poche parole, da inizio agosto il nostro Pianeta è sovrasfruttato dall’uomo. Secondo i dati calcolati dall’organizzazione Global Footprint Network, l’uomo sta consumando le risorse naturali 1,7 volte più velocemente della capacità naturale degli ecosistemi di rigenerarsi.

E per come stiamo vivendo noi italiani ci vorrebbero – ad oggi – più di 4 “Italie” per soddisfare i nostri consumi di materie prime.

L’Earth Overshoot Day è un buon indicatore della sostenibilità. Più questa data si avvicina a fine anno più gli stili di vita dell’uomo sono in linea coi principi di sviluppo sostenibile e vanno verso una maggiore tutela della natura.

Purtroppo la tendenza che si è registrata in questi anni è opposta: l’uomo è sempre più vorace e le risorse naturali si esauriscono sempre prima. L’Earth Overshoot Day si avvicina, anno dopo anno, sempre più verso il primo semestre.

Le conseguenze di questo fatto sono sotto gli occhi di tutti. Proprio in questi giorni dieci regioni italiane si trovano in grave crisi idrica. Alcune aree del nostro Paese stanno conoscendo per la prima volta nella loro storia la siccità, e l’agricoltura italiana sta vivendo uno dei periodi peggiori da sempre. Le città stanno raggiungendo picchi di calore che mettono a dura prova la salute e il benessere dei cittadini. Il rischio di vedersi razionalizzare l’acqua si fa sempre più concreto. Il cambiamento climatico, causato dal sovrasfuttamento delle risorse naturali, sta mostrando i primi preoccupanti effetti.

#Movethedate: la campagna per posticipare l’Overshoot Day

Secondo gli attivisti è ancora possibile invertire la tendenza e per questo hanno lanciato la campagna #movethedate, che ha l’obbiettivo di posticipare l’Overshoot Day. Secondo i loro calcoli, se l’umanità dimezzasse le emissioni di anidride carbonica l’Overshoot Day si sposterebbe in avanti di quasi tre mesi.
I segnali però non sembrano positivi e gli indicatori ambientali ci mettono in allerta ogni anno di più. Ogni anno l’Earth Overshoot Day viene anticipato e questo vuol dire che gli sforzi per raggiungere la sostenibilità si fanno sempre maggiori.

Andrea Merusi

Una mattina a “pulire il mondo”

puliamo-il-mondo-2016-1Anche quest’anno, come l’anno scorso, ho partecipato insieme ad alcune colleghe della Morris Profumi all’iniziativa di Legambiente “Puliamo il mondo”. Le aziende e il settore produttivo hanno un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo sostenibile e sono convinto che la sensibilizzazione dei lavoratori alle problematiche ambientali sia determinante per la transizione verso un mondo industriale sempre più rispettoso della natura e delle persone.

E’ stata una bella e utile mattinata. Grazie a Legambiente, ai tanti volontari (la maggior parte ragazzi rifugiati provenienti da varie nazioni) e alle mitiche colleghe che si sono impegnate a pulire un po’ di mondo.

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Edilizia e ambiente, le leggi della natura come linea guida per progettare e costruire

P1030759Articolo pubblicato su “il Taccuino di Darwin” (www.iltaccuinodidarwin.com) – 16/03/2016

Il settore residenziale in Italia è responsabile di circa il 18% delle emissioni di anidride carbonica (CO2) nell’aria, che ricordiamo essere il principale gas ad effetto serra e quindi responsabile del cambiamento climatico. Una percentuale che si piazza poco sotto a quella derivante dai trasporti (23%) e neanche troppo distaccata da quella delle imprese ad alto consumo energetico (35%). Se poi consideriamo l’emissione generica di sostanze inquinanti in atmosfera, e quindi dannose per la salute, si può affermare con certezza che le nostre case incidono significativamente sulla qualità dell’aria.

Qualche settimana fa l’associazione Legambiente ha pubblicato un report dal suggestivo titolo: “Basta case colabrodo” con cui denuncia come l’Italia abbia accumulato un enorme ritardo nel recepire le Direttive Europee sull’efficienza energetica in campo edilizio. Non dimentichiamo infatti l’apertura della procedura di infrazione e il deferimento alla Corte di Giustizia Europea del 2012 per il mancato recepimento della Direttiva 2002/91. Lo Stato non è il solo responsabile di questi ritardi, nelle Regioni – che hanno autonomia a legiferare in materia – i lavori in campo energetico vanno a velocità diversa a seconda dei territori e nella maggior parte non si fa ancora abbastanza per verificare e migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni.

Questi ritardi non danneggiano soltanto l’ambiente ma anche le tasche degli italiani. Legambiente denuncia che “la spesa energetica è una voce rilevante del bilancio delle famiglie, che per il riscaldamento e il raffrescamento delle abitazioni può variare tra i 1500 e i 2000 euro all’anno. Eppure, questa spesa può essere ridotta fino al 50% con interventi di efficienza energetica negli edifici e con impianti che possono rendere più confortevoli sia d’inverno che d’estate le case in cui viviamo”.

Leggendo il dossier si scopre che in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Sardegna e Umbria, non è stato ancora stabilito chi deve controllare quel 2% minimo di certificazioni previsto dalla legge nazionale e, non essendo chiaro chi deve controllare, anche le sanzioni previste nei confronti di progettisti, direttori dei lavori e certificatori non sono applicate.

L’Emilia Romagna sta lavorato bene ed è una delle poche regioni che si era messa a norma per tempo. Ad esempio è notizia di pochi giorni fa che la regione ha confermato la scadenza del 31 dicembre 2016 per adempiere all’obbligo di installare sistemi di contabilizzazione e di termoregolazione per singole unità immobiliari nel caso di condomini o edifici polifunzionali dotati di impianto termico centralizzato. E sempre in questi giorni sono usciti nuovi regolamenti in materia di certificazione energetica degli edifici.

I cittadini sono sensibili ai temi riguardanti l’ambiente e la salute, ne sono la prova i numerosi comitati nati in difesa della natura e le mobilitazioni civili che si organizzano in occasione dei grandi appuntamenti internazionali. La stessa mobilitazione però non si riscontra nel campo dell’efficienza energetica che anzi viene considerata ancora un settore troppo specializzato e solo per addetti ai lavori. Invece è forse l’ambito che più da vicino ci coinvolge e in cui c’è tantissimo margine di miglioramento. Quando costruiamo o compriamo una nuova casa dovremmo quindi esigere che la nostra abitazione sia sostenibile dal punto di vista ambientale perché così facendo, a lungo andare, anche dal punto di vista economico avremo fatto un vero investimento.

Progettare e costruire le nostre abitazioni rispettando l’ambiente non vuol dire solo valutare gli aspetti di miglioramento energetico ma anche pensare e conoscere come la natura può aiutare a vivere meglio. Pensiamo ad esempio al feng-shui, non come lo intendiamo noi occidentali ma nel senso più profondo del termine, come antica arte conosciuta e praticata dagli asiatici. Un’arte originariamente fondata su un’accurata osservazione della natura. In cinese feng significa “vento” e shui “acqua“, la combinazione delle due parole sta ad indicare “le forze della natura”. Tiziano Terzani nel libro “Un indovino mi disse” scriveva che l’esperto di feng-shui è colui che, conoscendo gli elementi fondamentali di cui il mondo è fatto, sa giudicare l’influenza dell’uno sull’altro, sa valutare l’influsso che il corso di un fiume, la posizione di una collina o la forma di una montagna possono avere su una città o una casa da costruire.

Tutti noi dovremmo imparare a conoscere la natura, poiché regola la nostra vita, scandisce i nostri tempi biologici, influisce sul nostro umore e sulla nostra salute. Se non si progetta partendo dal rispetto dell’ambiente e dalla conoscenza del nostro territorio si commette, in questo caso sì, un’azione contro natura.