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Le Politiche dell’Unione Europea per l’Ambiente

Europa e ambiente, due temi che mi stanno particolarmente a cuore e a cui dedico molto del mio impegno professionale e del mio tempo libero. Per questo mi sono sentito lusingato quando qualche settimana fa ho ricevuto l’invito a parlare al convegno “Le Politiche dell’Unione Europea per l’Ambiente” organizzato dal circolo culturale il Borgo di Parma.

Porterò l’esperienza professionale che ho maturato in questi anni in veste di responsabile ambientale e della certificazione ISO 14001 dell’azienda chimica-cosmetica Morris Spa. Penso che parlerò degli obiettivi di sostenibilità raggiunti e di come le politiche ambientali dell’Unione Europea abbiano imposto un salto di qualità al settore produttivo in Italia.

Ne approfitterò per parlare, ancora un volta, di cambiamento climatico perché vedo dei passi indietro nonostante i tanti sforzi compiuti dall’Europa.

L’ospite principale dell’incontro sarà l’europarlamentare On. Damiano Zoffoli e approfitterò della sua presenza per chiedergli a che punto siamo con il grande progetto degli Stati Uniti d’Europa. Ma sarà anche l’occasione per interrogarsi sulle tante cose che ancora non vanno nell’Unione Europea.

Gli altri ospiti del convegno saranno Nicola Dall’Olio, Capo di Gabinetto dell’Assessore regionale all’Agricoltura, Sonia Ziveri, Head of Sustainability di Davines SpA, Giuseppe Luciani, Presidente del Borgo e Albino Ganapini, Presidente Onorario dell’associazione organizzatrice.

Vi aspetto quindi venerdì 6 aprile alle ore 17.00 presso la bellissima Biblioteca Monumentale di S. Giovanni Evangelista (piazzale S. Giovanni, 1 – Parma).

Buona Pasqua cari lettori!

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Le parole scomparse e la speranza chiamata Stati Uniti d’Europa

“Non ho mai visto una campagna elettorale più sgangherata, più mediocre e più piena di promesse impossibili”. Queste sono le parole con cui Emma Bonino ha definito la campagna elettorale che sta per concludersi. Sono parole che condivido perché purtroppo credo anch’io che la qualità dei programmi elettorali e dei vari leader politici sia effettivamente bassa.

Si sente parlare, in modo totalmente superficiale, solo di sicurezza e lavoro. Sono completamente scomparsi temi come la ricerca, la scuola, l’ambiente, la sanità, lo ius soli, i diritti civili, la cooperazione, la parità di genere. Non ho sentito una proposta concreta per affrontare il problema della disparità salariale e della disparità di carriera tra uomo e donna. E penso che prima di promettere fantomatici posti di lavoro (a condizioni non meglio chiarite) bisognerebbe prima di tutto affrontare il problema del fatto che molte donne sono ancora costrette ad abbandonare il lavoro quando diventano mamme. Bisogna affrontare il problema del fatto che i finanziamenti per la ricerca in Italia sono tra i più bassi d’Europa, che il livello di analfabetismo è in aumento e che gli italiani leggono sempre meno (dati ISTAT 2016: il 57,6% della popolazione italiana con più di 6 anni dichiara di non aver letto neanche un libro di carta in un anno).

Sono convinto che agendo seriamente su questi temi, con progetti di riforma fatti da persone competenti, si risolverebbero indirettamente tanti problemi legati alla disoccupazione e all’insicurezza.

Di questi tempi la qualità della politica italiana è demoralizzante e per questo ripongo le mie speranze nell’Europa; per questo guardo con favore i partiti che dell’Europa hanno fatto il proprio cavallo di battaglia (unico argomento che sento citare con più frequenza rispetto alle elezioni passate). Ho apprezzato il fatto che il Partito Democratico abbia voluto iniziare la sua campagna elettorale con l’iniziativa “il Futuro si chiama Stati Uniti d’Europa“, che la lista di Emma Bonino abbia coraggiosamente messo sul suo simbolo “+ Europa” in risposta a tutti quei politici privi di visione a lungo termine che vorrebbero addirittura uscire dall’Unione Europea (per me dei folli), ho molto apprezzato l’endorsement di Romano Prodi, europeista convinto, nei confronti della lista ulivista “Italia Europa Insieme“.

E’ chiaro che il mio voto andrà a questa coalizione, nella speranza che le parole mancanti si trasformino in riforme vere e lungimiranti, nella certezza che solo sostenendo il progetto degli Stati Uniti d’Europa potremmo davvero vivere in sicurezza e stabilità.

Europa, Brexit e Istanbul. Il tutto in un flusso di emozioni

Flag_of_Europe.svgVoglio dire la mia sulla Brexit. Si, però continuo a pensare a Istanbul e all’attentato che c’è stato in aeroporto. E in questo flusso incontrollato di pensieri mi ritrovo triste e un po’ scoraggiato. Mi rendo conto che per ogni pensiero si potrebbe (e forse si dovrebbe) scrivere pagine e pagine di riflessioni, ma mi manca il tempo e lo spazio. Così mi lascio trasportare dalla corrente di emozioni e riconosco che sono molto dispiaciuto dall’esito del referendum in Inghilterra. Perché sono un europeista convinto. Perché nonostante le mille storture e il tanto lavoro da fare, l’Europa Unita è la prospettiva migliore che vedo davanti agli occhi. Perché se ci pensiamo bene l’Europa ci ha dato molte opportunità e ogni pezzo perso è un brutto segnale.

E pensare che circa un anno fa in Ucraina alcune persone sono morte per manifestare la propria volontà di entrare in Europa mentre la Grecia accettava misure draconiane per non essere allontanata come un brutto male (economico). E come non ricordare la Turchia che solo pochi anni fa sembrava ormai prossima ad un rivoluzionario ingresso nell’Unione Europea?

Già.. la Turchia. Sempre un anno fa, in queste ore, stavo facendo le valigie ed ero in partenza per Istanbul. Ricordo che sono atterrato all’aeroporto Ataturk dove ad attendermi c’era Irene che già da qualche settimana era lì per lavoro. Istanbul è bellissima, ci è rimasta nel cuore. E fa male sentire di tutti quegli attentanti che sono avvenuti nell’arco di solo un anno. Fa male vedere che la stessa Turchia si sta velocemente allontanando dall’Europa e sta abbandonando l’idea di nazione aperta, moderna e laica per andare irreversibilmente verso un sempre più evidente conservatorismo e una sempre minore libertà di pensiero e opinione.

Mi sento triste e impotente davanti a tutti questi avvenimenti. Poi però penso che in fin dei conti è bastato un referendum per sconvolgere potenti equilibri economici e sociali. Sono bastati qualche migliaio di voti di gente normale, come me, per far crollare le borse mondiali, per far dimettere capi di stato, per far tornare la gente a parlare d’Europa e di stabilità geopolitica.

Così mi rendo conto che ognuno di noi può fare tanto e tanto c’è ancora da fare. Che abbandonare il progetto degli Stati Uniti d’Europa sarebbe un errore enorme e che non voglio rassegnarmi ad una comunità unita solo da una fredda moneta.

E passa un po’ lo sconforto e torna la voglia di fare. Torna la convinzione che è ancora troppo presto per gettare la spugna.

Arrivederci Inghilterra e buona fortuna. Ora qui si guarda avanti e pensiamo a rifare l’Europa.