Europa, Brexit e Istanbul. Il tutto in un flusso di emozioni

Flag_of_Europe.svgVoglio dire la mia sulla Brexit. Si, però continuo a pensare a Istanbul e all’attentato che c’è stato in aeroporto. E in questo flusso incontrollato di pensieri mi ritrovo triste e un po’ scoraggiato. Mi rendo conto che per ogni pensiero si potrebbe (e forse si dovrebbe) scrivere pagine e pagine di riflessioni, ma mi manca il tempo e lo spazio. Così mi lascio trasportare dalla corrente di emozioni e riconosco che sono molto dispiaciuto dall’esito del referendum in Inghilterra. Perché sono un europeista convinto. Perché nonostante le mille storture e il tanto lavoro da fare, l’Europa Unita è la prospettiva migliore che vedo davanti agli occhi. Perché se ci pensiamo bene l’Europa ci ha dato molte opportunità e ogni pezzo perso è un brutto segnale.

E pensare che circa un anno fa in Ucraina alcune persone sono morte per manifestare la propria volontà di entrare in Europa mentre la Grecia accettava misure draconiane per non essere allontanata come un brutto male (economico). E come non ricordare la Turchia che solo pochi anni fa sembrava ormai prossima ad un rivoluzionario ingresso nell’Unione Europea?

Già.. la Turchia. Sempre un anno fa, in queste ore, stavo facendo le valigie ed ero in partenza per Istanbul. Ricordo che sono atterrato all’aeroporto Ataturk dove ad attendermi c’era Irene che già da qualche settimana era lì per lavoro. Istanbul è bellissima, ci è rimasta nel cuore. E fa male sentire di tutti quegli attentanti che sono avvenuti nell’arco di solo un anno. Fa male vedere che la stessa Turchia si sta velocemente allontanando dall’Europa e sta abbandonando l’idea di nazione aperta, moderna e laica per andare irreversibilmente verso un sempre più evidente conservatorismo e una sempre minore libertà di pensiero e opinione.

Mi sento triste e impotente davanti a tutti questi avvenimenti. Poi però penso che in fin dei conti è bastato un referendum per sconvolgere potenti equilibri economici e sociali. Sono bastati qualche migliaio di voti di gente normale, come me, per far crollare le borse mondiali, per far dimettere capi di stato, per far tornare la gente a parlare d’Europa e di stabilità geopolitica.

Così mi rendo conto che ognuno di noi può fare tanto e tanto c’è ancora da fare. Che abbandonare il progetto degli Stati Uniti d’Europa sarebbe un errore enorme e che non voglio rassegnarmi ad una comunità unita solo da una fredda moneta.

E passa un po’ lo sconforto e torna la voglia di fare. Torna la convinzione che è ancora troppo presto per gettare la spugna.

Arrivederci Inghilterra e buona fortuna. Ora qui si guarda avanti e pensiamo a rifare l’Europa.

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