Un buon accordo, ma la strada è ancora in salita

cambiamenti-climatici-ultima-chance-a-parigi-resArticolo pubblicato su “ViaggiVerdi – ecobnb” (www.ecobnb.it) 23/12/2015

Un buon accordo. E’ quanto si apprende leggendo diversi giornali in merito all’esito della COP 21 di Parigi, la Conferenza Internazionale sul Clima che si è conclusa pochi giorni fa e che è durata dal 30 novembre al 12 dicembre.

Leggendo i resoconti delle singole giornate non sembrava per nulla scontato l’esito della conferenza. Anzi, l’accordo che si è raggiunto alle 6 di mattina dell’ultimo giorno utile è stato il frutto di un’intera notte di discussioni e negoziati tra i rappresentanti delle 195 nazioni firmatarie.

C’è chi è molto soddisfatto, come il presidente francese Francois Hollande che parla di accordo storico con durata secolare, e chi invece va più cauto e ricorda che la strada è ancora in salita e che gli impegni potevano essere ancora più ambiziosi, come scrive Mauro Albrizio direttore ufficio europeo di Legambiente.

Su un punto però sembrano tutti concordare: quello di Parigi è un accordo che pone le fondamenta per affrontare seriamente il cambiamento climatico.

L’obiettivo principale è quello di contenere l’innalzamento della temperatura del pianeta entro i + 1,5°C. Obiettivo non semplice se si pensa che autorevoli studi scientifici prevedono un aumento di temperatura, praticamente inevitabile, di almeno 2°C.

Le parole chiave del documento sono: adattamento e riduzione delle emissioni di gas serra. L’adattamento implica l’adozione di misure aventi lo scopo di aumentare la resilienza delle città e ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici.

Dal punto di vista finanziario è prevista la mobilitazione di un minimo di 100 miliardi di dollari all’anno che i Paesi Industrializzati dovranno impegnare verso i paesi in via di sviluppo, insieme all’implementazione del meccanismo di compensazione economica “loss and damage” per i Paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.

La riduzione delle emissioni di gas serra è il presupposto indispensabile per raggiungere l’obiettivo del +1,5°C che tradotto vuol dire: “zero emissioni al 2050“, come evidenziato dal mondo scientifico.

E senza dubbio la strada da percorrere per azzerare le emissioni di CO2 è quella d’investire nelle fonti di energia rinnovabile e disincentivare quelle di origine fossile. E’ quindi necessario lavorare per sostenere l’economia circolare, il risparmio e l’efficientamento energetico; in poche parole far crescere la green economy.

Ma la sfida più ardua è senza dubbio quella di avviare un graduale abbandono dei combustibili fossili, che sono stati l’elemento fondante della crescita economica dei Paesi più ricchi. Oggi è veramente difficile pensare la nostra vita senza il petrolio e i suoi derivati. Ma è su questo aspetto che si giocherà la partita più importante contro il cambiamento climatico.

I punti deboli del documento sono la mancanza di un accordo legalmente vincolante. A differenza di quanto annunciato in prima istanza dal ministro francese Laurent Fabius pare che ancora una volta l’impegno dei singoli Stati sia volontario. Inoltre, tutti i meccanismi previsti per il funzionamento dall’accordo andranno messi a punto nel tempo; quindi niente azioni immediate ma tempi di realizzazione molto lunghi.

Ma come detto all’inizio, il fatto che l’accordo sia stato concluso è comunque una buona notizia, per nulla scontata, e soprattutto rappresenta un importante punto di partenza.

L’agreement di Parigi é frutto soprattutto della grande mobilitazione della società civile globale, la stessa società civile che adesso dovrà continuare l’impegno per fare in modo che gli Stati firmatari del documento rispettino gli obiettivi che loro stessi si sono dati.

La COP 21 di Parigi ha segnato soltanto l’inizio del percorso, adesso inizia la strada più impegnativa.

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